il BLOG

BREAK DOWN BARRIES

Ciao,
mi presento: sono Michela e lavoro in Vivi Down Onlus. Il progetto Break Down Barries lo vivo da dietro le quinte poiché ricordo ai familiari coinvolti gli appuntamenti dei vari corsi previsti dal progetto. Nonostante non partecipi in prima persona alle attività sento tutto l’entusiasmo e la passione che le persone con sindrome di Down ci mettono. Difficilmente si dimenticano un appuntamento, fanno di tutto per esserci e si organizzano in tutti modi per poter partecipare. Questo significa che il gruppo è affiatato, le attività proposte piacciono e il divertimento con i volontari dell’Associazione Veronica Sacchi è assicurato!
Che dire..siete una garanzia!
Speriamo di poter collaborare ancora con tanti altri bei progetti!
Un abbraccio

Michela (Vivi Down Onlus)

Le fotografie possono essere delle opere d’arte costruite da professionisti ed essere perfette, ma il bello delle fotografie è che raccontano storie e anche quelle imperfette possono farlo.

Questa foto racconta quello che non si vede: dall’altra parte della macchina fotografica c’è uno dei ragazzi di Vivi Down Onlus. Grazie perché mi state insegnando passo dopo passo a vedere il mondo con un occhio diverso e a misurarmi coi miei limiti e le mie sovrastrutture.

Clown Sciù Sciù

La prima volta che, come piccolo gruppo di redattori di Radio NoLo, siamo entrati nella sede di Vivi Down, prima, e di AVS, poi, per incontrare i ragazzi e presentarci in previsione del progetto Break Down Barriers, la sensazione che forse avremmo dovuto superare qualche barriera c’era. Che estranei saremmo stati? Chi avremmo incontrato? Ma è bastato varcare la soglia, essere accolti con un sorriso e venire presi per mano, sedersi in cerchio e fare un giro di nomi, perché le barriere immaginate iniziassero già a sembrare lontane.

Ciascuno si presenta e dice qualcosa di sé; intorno c’è grande ascolto, perché si sa che chi dice qualcosa lo fa perché è importante e merita rispetto. Non è facile parlare di sé, figuriamoci davanti a un gruppo di sconosciuti, eppure succede. Succede che Letizia si presenti dicendo “sono una persona, sono una ragazza di 21 anni, mi piace ballare”, e si senta quasi in dovere di precisare che lo è prima di tutto, prima della disabilità o delle etichette. Le barriere, che fatica.

La musica, le emozioni, il gioco sono linguaggi universali. E quindi poco importa se non parli bene, se sei un po’ impacciato nei movimenti, se non sai bene chi hai di fianco. Ciascuno sceglie uno strumento (il nostro primo incontro ha coinciso con il laboratorio musicale) e nell’allegro caos che si crea si improvvisa una danza. A un tratto è una festa. Chi non avevi mai visto fino a quel momento ti abbraccia, si improvvisano coreografie, ci si libera da qualche pensiero di troppo e si canta insieme. Le barriere che pensavi di trovare non ci sono davvero più. Non ci sono nemmeno tra il dire e il fare: se vuoi, puoi. Basta cambiare base musicale, e abbiamo ballerini di break dance, hip hop o danza classica, una grinta e una grazia davvero invidiabili. Oppure cantanti, duetti romantici o esibizioni di solisti appassionati, qualcuno inizia a cantare di spalle nella stanza accanto per poi avvicinarsi e farsi gradualmente ammirare più da vicino. Qualcuno vuole ballare insieme ad altri, e allora vieni scelto. Se sei abbastanza forte da poter prendere in braccio, o in spalla, il nuovo amico che hai appena conosciuto, beh, allora la coreografia è fatta. Barriere? Ma dove?

La proposta di creare un format musicale che coinvolga i ragazzi viene accolta con entusiasmo. Più che spiegare cosa vorremmo fare, facciamolo. Chi vuole fare interviste, chi vuole cantare, chi vuole ballare, chi vuole fare il giudice. Non c’è quasi neanche bisogno di assegnare le parti, chi se la sente prova. E chi preferisce restare seduto a guardare ha un ruolo altrettanto importante: dove andrebbe lo spettacolo senza un pubblico? Le esibizioni vengono applaudite tutte, nessuno viene escluso o veramente giudicato, si premia l’impegno, l’entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco. È bellissimo, perché non funziona così anche fuori di qui?

Le attività sono in fermento. Serviranno palette per assegnare i voti e premi da distribuire, il gruppo sa già a cosa dedicare i prossimi laboratori creativi. Si imparerà a usare un microfono, a stare su un palco mettendosi in gioco, ad applaudire chi si esibisce e a a chiedere cosa ne pensa a chi sta guardando. Si uscirà dalla sede dell’associazione per entrare in quartiere, per partecipare alla grande festa in programma al Trotter e agli Orti di Via Padova il 25 maggio.

Radio NoLo questa volta non sarà sul palco per raccontare il quartiere, ma porterà al quartiere le voci, le danze e i sorrisi dei ragazzi che abbiamo incontrato e che non vedono l’ora di farsi conoscere per quello che sono e sanno fare, e magari di intervistarvi, voi che passerete di lì. E sarà uno spettacolo, ve lo assicuriamo, senza barriere davvero.

Giulia Capra (Redazione Radio NoLo)

Il Librotrotter è stata un’esperienza importante, da parte mia, di ascolto e modulazione degli interventi a favore dell’inclusione, un modo di fare educazione che coinvolge tutti anche il fuori, anche la possibilità di vedere l’orso come anch’esso escluso, come anch’esso solo diverso, non cattivo!
Lo sperimentare i suoni creati con oggetti di recupero aggiunge un elemento non trascurabile oggi, il riciclo creativo, l’importanza di non sprecare e l’insegnamento che tutto può avere una seconda o terza vita.
Tutto suona, ma abbiamo bisogno che tutti ci sentano e quindi il rispetto dei tempi e il non sovrastarsi, ma anche il fare baccano insieme per unirci e scaldarci! Insomma in due incontri, con una storia semplice, una miriade di insegnamenti…
Il rimando immediato degli adulti presenti è che musicare anche altre storie può diventare interessante, può coinvolgere e diventare non solo letteratura, ma musica, geografia, storia. In poche parole con la musica si può lavorare su multiculturalità e interdisciplinarità.
I bambini ci insegnano che tutte le emozioni, anche la paura del diverso, possono evolversi in coraggio, in stupore e meraviglia per riunirsi alla fine del viaggio sotto un piumone e dirsi che a caccia dell’orso non andiamo più, ma magari possiamo provare a conoscerlo e farci amicizia.

Clown Flo

I due incontri di Librotrotter, che io e Clown Flo abbiamo tenuto all’interno del Parco ex Trotter, penso che siano proprio la dimostrazione di come basti poco per creare una relazione di ascolto, tra bimbi anche molto diversi tra loro.
I partecipanti al laboratorio sono stati in buona parte gli stessi in entrambi i pomeriggi: età diverse, provenienze diverse, eppure uno spirito di gruppo, anche se in forma grezza, che mi ha stupito.
La lettura del libro “A caccia dell’orso…” li ha coinvolti con la sua musicalità e ripetitività – sia in italiano che in inglese – e soprattutto il giocare con i suoni li ha resi partecipativi e coinvolti attivamente.
Mi hanno colpito lo stupore di alcuni bimbi nel momento in cui sentivano i suoni degli strumenti appena creati e la musicalità creativa di alcuni.

Clown La Baudy

Terzo appuntamento con Break down the barriers

L’obiettivo del giorno è creare una storia con galline, contadini e volpi.

Però a Linda piace saltare come una rana, Mercedes ha un talento innato come lupo, Daria vorrebbe essere accogliente come un pollaio e Roby, dopo l’iniziale aspirazione di essere un’oca, decide che potrebbe dare il massimo sul palcoscenico come Prete.
Che fare? Lo spettacolo potrebbe risultare un tantino confusionario!
Il trucco sta nell’essere motivati, non nel voler interpretare un ruolo, ma nell’ ESSERE quel personaggio.
Così la rana si trasforma in una gallina salterina, il pollaio in una volpe siamese e il prete in una chioccia assonnata.
Ma il lupo no, il lupo diventa LUPO, l’antagonista più cattivo della storia, così temibile da diventare addirittura capo di tutte le volpi.
Così, con pochi ingredienti, un’idea iniziale, una brillante narratrice, un gruppo di attori improvvisati, sì, ma calati perfettamente nella parte e un pizzico di genio-follia, si ottiene una storia di amicizia in cui l’unione (sia per i buoni che per i cattivi) fa la forza.
Alla fine si esce stanchi, sudati, ma FELICI, consci del fatto che chiunque, se motivato e sicuro della propria idea, possa sconvolgere i piani iniziali e abbattere tante barriere.
D’altronde è proprio così che nascono nuove storie.

Chiara

Quello che mi “son portata via” quel pomeriggio, e che resterà sempre nella mia memoria, è un regalo meraviglioso:
la delicatezza e la gentilezza di Linda, gli abbracci appassionati e puri di Roberto.

Ma anche tutta l’atmosfera generale di gioco, di condivisione, di impegno in quel che si stava realizzando.

La purezza e la libertà di creare e di essere ciò che si è senza filtri, schemi, maschere…cose che abbiamo tutti ma che spesso dimentichiamo.

TANTA GIOIA, TANTA VITA

Stefania

Sono entrata in questo progetto in punta di piedi, silenziosamente, senza aspettative, o meglio, forse ne avevo solo una: imparare, da tutti loro.

In una delle formazioni sulla clownerie, esattamente durante un esercizio il cui compito era quello di comunicare in una lingua inventata, ho avuto il più forte degli insegnamenti, quello andato oltre l’aspettativa stessa, una sorpresa inaspettata.

D. si è avvicinata a me e mi ha preso la gamba, me la teneva sospesa e piegata, poi ha alzato la sua e l’ha incrociata con la mia. Era un equilibrio un po’ instabile, ma in tutti quegli incroci io ci ho trovato un mare di parole silenziose, profonde come l’abisso, forti come le onde e sensazionali, come quando guardi l’orizzonte e non riesci a scrutare la linea di confine fra il cielo ed il mare, forse perché in quel momento, una linea di confine non c’era più…

E per me era tutto lì, il senso dell’abbattere le barriere

Giulia

“Non dico agli altri che sono disabile perché loro ci rimangono male.”
(Elena, 35 anni, Vivi Down)

“Progetto ID 36 finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e promosso da Regione Lombardia – DG Politiche sociali, abitative e disabilità ai sensi del DDUO n. 9116 del 21/06/2018”

Contattaci

Associazione Veronica Sacchi Onlus
C.F. 97285910150

Via Luigi Guanella, 11/2-4
20128 Milano

T. 02.27000276

info@veronicasacchi.it

Per la tua donazione puoi scegliere

Bonifico Bancario

Intestato a Associazione Veronica Sacchi
IBAN: IT61S0521601621000000003249
Comunica il tuo indirizzo nella causale della tua donazione: saremo felici di poterti dire grazie!

Conto corrente postale

31354228 intestato a Associazione Veronica Sacchi Onlus

Pagamento online con PayPal o carta di credito

(Tutte le donazioni all’Associazione Veronica Sacchi sono fisicamente deducibili o detraibili)